Dillo con un ruzzle

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Si chiamava Ladybug, mangiava puntini.
Da un certo “muro” in poi potevi vincere una vita e io la vincevo. Sempre.
Da un cert’altro muro in poi potevi vincere una partita e io la vincevo. Sempre.
Poi, però, durante la partita omaggio non potevi vincerne altre, peccato. O forse meglio, se no forse sarei ancora là, in quel baretto in riva al mare, o forse, abbarbicata a quel videogioco, in un deposito di modernariato elettronico, o forse in un bar di periferia di un paese del secondo mondo.

Chissà se, così come i potenti signori del marketing con una sapiente operazione nostalgia hanno riesumato puffi e barbapapà per i figli dei bambini di ieri, un giorno qualche scaltro imprenditore riesumerà i vecchi videogame, quelli col joystick a palletta e la grafica a due dimensioni. Me la immagino, una sala giochi in vecchio stile, nel centro di una grande città, piena di quasi-quarantenni impazziti!

E comunque non c’era solo la coccinella… Un’altra mia grande passione è stato, ancora più indietro nel tempo, Pooyan: c’era un porcellino dotato di arco e frecce che doveva, con queste, colpire e scoppiare i palloncini, grazie ai quali lupi cattivi salivano nella sua casa a minacciare i suoi figlioli. Ero addirittura riuscita ad avere una versione in cassetta per il Commodore 64, procuratami da un protosmanettone informatico. Che ricordi… cosa non darei per una partita! 😳

Poi sono cresciuta e ho capito che nella vita il tempo va impiegato in modi migliori e, come un ex-alcolista, ho cercato di stare lontana da questo genere di passatempo, per non ricadere nel tunnel.

Ho avuto qualche ricaduta.

La prima, a diciannove anni. E’ stata brevissima ma in qualche modo pericolosa, non tanto per il vizio ma quanto perché, in preda alla voglia di giocare, mi sono infilata (l’ho saputo a posteriori) in una delle sale giochi più malfamate della città. Mi ero trasferita da poco, non la conoscevo, volevo solo giocare. Ho fatto un paio di partite a qualcosa, nulla di mio gradimento, e me ne sono andata.

La seconda ricaduta l’ho avuta per un videogioco online. Me l’ha fatto provare mia cognata, “smetto quando voglio…” ho pensato. Ho smesso due anni dopo.

Ora, dopo quasi due anni di astensione (e astinenza) vedo mia nipote alle prese con quel nuovo gioco…
Nuovo… si fa per dire… è il paroliere, che mi è sempre piaciuto. Solo che in più c’è la sfiorata selvaggia delle lettere sul touch screen e le scariche di adrenalina che ne conseguono.
“Smetto quando voglio…” ho pensato. Anche stavolta (sono coerente).
Sono tre settimane che gioco, per ora non smetto. Solamente ho l’impressione che la mia dolce metà non veda di buon occhio la mia nuova attività.

E allora vorrei, come dire… lanciargli un appello, e lo faccio… con ruzzle! 😉

ruzzle

Dai, Tesoro, Non, Ti, Adirare, Se, Di, Sera, Gioco, Così

Amici, conoscenti, sconosciuti, appassionati di ruzzle… al posto del punto interrogativo cosa ci mettiamo? 🙂

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