Qualcosa è cambiato

Standard

Un giorno, per caso, capita che passi le dita sotto il bordo del tavolo della cucina e…. crcrkckrcrckkrcrc… ti rendi conto che qualcosa è cambiato.

Con le prime pappe di lei avevi detto addio alla tovaglia di stoffa, in favore di ben più pratiche tovagliette di plastica, anzi all’inizio neanche quelle. Ventosa universale a tener fermo sul tavolo il piatto di porcellana, alla fine passatina di spugna e via. In realtà, col senno di poi, lei era veramente tranquilla… se qualcosa cadeva in terra (quasi nulla) era per sbaglio,  almeno questo ricordo… e non credo di avere rimosso.

Lui no.
Lui è sanguigno, volitivo, forte, molto forte. Leone ascendente toro. Io non me ne intendo, ma “vergine ascendente bilancia”, intuitivamente, mi farebbe un altro effetto.
Con lui non usi il piatto di porcellana con la ventosa perchè lui è forte e lo stacca e non usi neanche il piatto di melamina perchè lui ha un modo tutto sui di sparecchiare e la melamina, se lanciata in terra, si rompe.
Con lui solo plastica infrangibile, tanto per cominciare.

Volitivo… All’asilo lo sanno, lui è sorridente, autonomo, non piange mai, ma… non provate ad imboccarlo! È stata la prima cosa che le dade nuove hanno imparato. NON PROVATE AD IMBOCCARLO.

Ad un anno e dodici giorni, senza preavvertire, ha deciso che da quella sera avrebbe iniziato a mangiare da solo. Non sono stati giorni facili…
Ora ha quasi quattordici mesi. Se provi a porgergli un cucchiaino pieno di stelline volta sdegnato la faccia; se insisti, scosta l’attrezzo con la mano, poi alza entrambi gli avambracci e agita i pugni chiusi facendoli vibrare, roteando contemporaneamente la testa ad imprecare verso il cielo “Aaaaaargh“! Non mi stupirei se in uno di questi accessi di rabbia diventasse verde e gli si strappasse la camicia.
incredibile hulk
Allora tu che fai? Gli chiedi scusa, ti inginocchi al suo cospetto, prometti che non oserai mai più, posi nel piatto il cucchiaino e glielo indichi… “prendi, fai da solo”. Lui ti squadra, ti valuta, guarda il cucchiaino, lo prende in mano e torna a sorridere.

Una volta ristabiliti i ruoli, inizia a portare meccanicamente alla bocca il cucchiaino, qualcosa arriva alla bocca, qualcosa va in terra, qualcosa non parte neanche dal piatto. Per i primi cinque minuti è talmente imperturbabile che se anche un terremoto facesse crollare soffitto e pareti ma mantenesse intatto il tavolo di fronte a lui, lui continuerebbe imperterrito, piatto-bocca-piatto-bocca.
Sono cinque minuti di pace, in cui spronare la sorella a mangiare, finire di cucinare il secondo, rispondere ad un telefono che squilla.

Poi inizia a stancarsi del primo e te lo fa capire prendendo il cibo con le mani e sparpagliandolo sulla tavola. Accorri repentinamente e tenti di salvare il salvabile rimettendogli la roba nel piatto, ovviamente con le mani. Ma è troppo tardi, ormai il processo è iniziato…

Nel giro di tre secondi ha ribaltato il contenuto del piatto sul tavolo e sta lanciando il piatto in aria, è il suo modo di sparecchiare… con scatto felino intercetti il piatto e lo metti nell’acquaio, nei tre secondi che trascorrono fino al tuo ritorno lui ha già pulito la tavola con sapienti manovre della mano (la tavola gli piace pulita) e il resto della pappa è per terra.
Valuti per mezzo secondo se convenga portare prima il piatto del secondo con qualcosa dentro o dare una pulita per terra almeno dove rischi di calpestare. L’istinto ti porta verso la seconda soluzione, ti lanci verso il rotolone di carta assorbente e tiri su in un microsecondo i pezzi più grossi, poi piatto in tavola e qualcosa di attraente sopra.

Lui ti sorride grato e soddisfatto e passa al secondo, abbandonando il cucchiaino perchè si è un po’ stancato.
Dunque un po’ di ricotta in mano, un po’ nella bocca, un po’ nell’orecchio destro e una passatina tra i capelli, poi una zucchina in bocca, no, non gli va, la rimette nel piatto. Poi un pezzo di emmental, sbaglia mira e finisce in terra. Altro pezzo, c’è la sorella che canta, finisce in terra, terzo pezzo, la sorella fa anche un balletto (“…TORNA A TAVOLA!!!”), terzo pezzo in terra. Due pezzi sono vicino al tuo piede, li raccogli e li rimetti nel piatto, li mangia, è contento.

Riprende la zucchina, no, proprio non gli va, la posa fuori dal piatto, anzi no, sai che ti dico? per terra, ecco, anche questa, questa e quest’altra. Scatti a salvare le ultime zucchine rifugiandole nel tuo piatto, ovviamente con le mani.

Quindi lui finisce la ricotta che ha nel piatto, finisce la ricotta nella vaschetta, gli dai un po’ di pane, no quello non lo vuole – giù in terra, ha ancora fame, inizia ad innervosirsi, portatemi SUBITO qualcosa!, corri a prendere una banana, la vede, si illumina, la vuole SUBITO, gli pulisci le mani dalla ricotta, si arrabbia, inizi a sbucciare la banana in fretta e furia, alza un pugno, gli dai un pezzo, lo prende e lo stritola nel pugno, poi lo guarda e ne mangia un pezzo, soddisfatto. Sorride.

Dà una spalmatina di banana sul tavolo, ché la banana è così profumata… prende un altro pezzo, stritola anche quello, ne mangia un po’, si passa la mano su un occhio perché ha sonno, riprende i pezzetti residui e ne chiede ancora. Raccogli uno dei pezzi grossi caduti, lo mangia ma non basta, eccone un altro pezzo e ancora ancora ancora. Poi basta.
Ha finito, vuole alzarsi, si tende con le sue forze, si spinge sul bordo del tavolo (…ecco come fa a sporcarsi sotto!!!) e si allontana con tutto il seggiolone. Poi sempre con le mani inzaccherate di banana (e ricotta) tenta di uscire spingendosi verso l’alto, facendo perno sulla protezione anteriore del seggiolone. Corri a prendere qualcosa per pulirlo definitivamente.
Non volendo abbattere un albero per ogni pasto, ripieghi per lo straccetto in micro fibra con cui di solito lo pulisci di fino. Lo senti ormai oleoso, domani lavatrice, ma ora non c’è tempo, schivi gli strali e riesci a dargli una passata, mano destra mano sinistra e faccia, via il grembiule impermeabile e giù!

Sorride e va a fare pat pat sulla spalla della sorella. Poi torna indietro, vede un pezzo di banana in terra e se lo mangia. Ha scovato anche un fusillo, buono. (Sì, il fusillo… era a pranzo…). La zucchina no.
Tu ti chini e le vedi tutte, le zucchine… se le calpesta le porta in giro per tutta casa… e allora le prendi in mano (tanto hai già le mani sporche) e te le mangi pure tu. In fondo dobbiamo tutti farci degli anticorpi, no?
Alla fine della battaglia hai mangiato quattro cucchiai di minestra, una fetta di prosciutto, le quattro zucchine che hai salvato dal suo piatto e le tre che hai trovato in terra, col loro pezzetto di pane.

Che dire… non sei mai stata un’igienista… ma ora… che roba… 😯

Però è così bello cenare insieme! 🙂

Questo post partecipa al blogstorming “Igiene e cura di sè”

blogstorming_banner_small

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...