Il momento

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“Non comprare!”

Mi saluta così.

“N o n  c o m p r a r e e e e e e . . .!”

Sto andando ad una serata organizzata da un’amica che ospita una vendita diretta.
Funziona così: la padrona di casa invita una venditrice e un po’ di amiche, la venditrice espone i suoi prodotti, le amiche comprano, la venditrice vende e la padrona di casa ci ricava qualche omaggio.

Si fa presto a dire non comprare…

I prodotti li conosco (ormai) bene e so che sono ottimi, sì-un po’ costosi ma la qualità si paga e poi vuoi non dare una mano alla tua amica? 😉 Quando sarà il tuo turno di ospitare lei ricambierà.

Ma non è questo il punto.

A queste riunioni ci si ritrova esclusivamente tra donne, generalmente non sai chi sono ma sai che sono donne, lo sai già prima di uscire di casa.
Trovarsi tra donne, almeno in situazioni come queste, dove non c’è competizione ma semmai collaborazione, rilassa.
Puoi condividere piccole fatiche che gli uomini non comprendono, senza rischiare di venire giudicata negativamente, puoi togliere la maschera da tesoro-guardami-non-sono-lo-stereotipo-di-donna-mamma-moglie-che-voi-uomini-detestate, sei libera di fare uscire il tuo 80 per cento di femmina che deve sempre combattere col tuo 20 per cento di maschio. E se sei una femmina rilassata compri meglio.

Ma non è questo il punto.

Il punto, il vero punto, è…
È che c’è un momento per dormire e un momento per svegliarsi, c’è un momento per andare e un momento per tornare e c’è un momento per risparmiare e un momento per spendere.

I momenti per risparmiare sono tanti, soprattutto con due figli.
Tanto per fare un esempio, usando pannolini lavabili con la mia prima figlia ho risparmiato, nell’intero periodo, intorno ai 1000-1200 euro. Poi, al momento opportuno, li ho spesi per altro. Con estrema soddisfazione.
Con il secondo bimbo sto facendo altrettanto, in più i pannolini li avevo già (quelli di lei) quindi ancora meglio.

Il momento di spendere, quando arriva, lo senti.

La giornata è iniziata con una tazza rotta, una delle mie preferite.
Mi è sfuggita di mano, piena di latte che è andato a bagnare ogni mio capo di abbigliamento (comprese le scarpe) e mezzo pavimento della cucina.
E’ quindi proseguita con corse folli, in macchina ma anche a piedi, una telefonata nel primo pomeriggio dal nido che mi comunicava che il pupo aveva la febbre, e una disputa ideologica col papà, su chi fosse il responsabile della malattia del bimbo, su chi l’avesse fatto sudare l’altra mattina.
Quando nella seconda farmacia in cui faccio la coda mi dicono che il farmaco non ce l’hanno ma posso ordinarlo, volto la testa e sorrido all’ombretto in crema che ho testato nell’attesa del mio turno (mai oziare, fosse mai che mi abitui…).

Lo prendo.

E’ arrivato il momento.

L’ombretto è solo un aperitivo.

Stasera… COMPRO.

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