Montagna – giorno 2

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Secondo giorno di montagna. Un pochino più facile del primo.

Durante la notte uno scambio di letti bimba-papà.
Alle quattro e mezza mi sveglio e prego di riaddormentarmi. Ce la faccio e sogno derivate e integrali (per i non addetti: roba complicata dell’università).

Mi sembra di dormire talmente tanto che mi assale il timore che non abbiamo sentito la sveglia e che possiamo arrivare tardi alla prima lezione collettiva della bimba (o molto peggio, che la colazione sia ridotta all’osso).
Premo un pulsante sul cellulare, che mi mostra 6.30.

Dopo pochissimi minuti un lamento “‘è gong?” (=”dov’è la chitarra?”).
Papà gli porta la chitarra, ma subito il bimbo raggiunge con essa il letto della mamma, dove riusciamo ad arrivare alle sette senza svegliare la bimba e permettendo a papà di sonnecchiare ancora.
Io approfitto della relativa quiete per fare coccole al bimbo mentre lui si scaccola.

A colazione, grazie ad una sapiente presentazione prioritaria dello yogurt, riusciamo a calare la dose di cornetti.

Consuete lotte e sproni per la prevestita prima e la vestita poi, e appena arrivati alla porta di uscita è la mamma ad accorgersi di avere dimenticato la giacca.

Anche questa camminata costellata di “baccio baccio”, chissà poi perché, ché lui è uno che cammina… mistero… ma siamo al pelo con l’orario di inizio e allora il bimbo va un po’ sulle spalle della mamma e un po’ in braccio a papà.

Arriviamo al deposito e i miei scarponi non ci sono, tensione, vabbè intanto attrezziamo la bimba. Ah, ecco gli scarponi, li avevano spostati.

Bene, arriviamo al corso.

La bimba piange, consigli con la maestra non entrate-le passa etc… piange ancora, esce fuori, queste cose le ho già imparate ieri, ok passa con quelli un po’ più bravi… meglio, ma nessuno la caga e lei ogni tanto sbaglia gruppo e nessuno la caga, li richiamo, lei piange ok vieni via, che mi piange il cuore.

Ora ti insegna un po’ la mamma, ma qui c’è troppa gente e non c’è pendenza, mamma ti porta sulla seggiovia.
Appena partite perdo una racchetta e una volta scese la bimba cade, ma riesco a far sì che cada piano e non si faccia male ed è già un trionfo.

La discesa è un po’ ripida per una bambina di cinque anni che è il secondo giorno che calza gli sci e che è pure stanca, ma la mamma è molto determinata a far sì che questo non si tramuti in un trauma e quindi la maggior parte della discesa avviene con la bimba quasi a corpo morto sulla madre, che non essendo una maestra di sci pensa che sia un miracolo se non si spacca una gamba nessuna delle due.

Alla fine il successo è che la bimba si è divertita anche se io sono distrutta e grondante di sudore.
Peraltro nevica già da un paio d’ore.

Sono solo le undici ma si decide che la giornata sciistica può terminare qui, anche perché il papà ha il suo bel da fare col bimbo.

Depositiamo, l’attrezzatura, chiediamo di cambiare per la seconda volta il casco della bimba che è ancora largo e ci incamminiamo verso la cabinovia.
Arriviamo a metà percorso, dove grazie alla convenzione possiamo accedere ai gonfiabili ad un prezzo veramente… alto, ma vabbè.

Qualche giro di gonfiabili e papà si accorge che dentro il castello ci sono pozze d’acqua dappertutto e le tute dei bambini stanno iniziando ad inzupparsi e dopo poco ci si rassegna a entrare nel rifugio a mangiare. Esulto in segreto perché continuo ad essere fradicia e nevica ancora.

Entrati c’è molto casino ma si trova un tavolo, wow.
Devo assolutamente cambiarmi e non trovo il bagno e allora salgo a metà la scala con cui si accede alla stanza dei giochi (che i bambini non devono assolutamente scoprire) e con una mossa fulminea cavo via pile leggero e canottiera e infilo pile semi-pesante. Senza canottiera ok, ma almeno asciutto.

Torno dal resto della famiglia, con l’aiuto del papà tolgo tutona al bimbo e gli infilo pantalone, poi tiro fuori il minisacchetto dei pupazzetti kinder e non. I bambini gioiscono e posso andare al self service a procacciarmi cibo per me e i bimbi poi andrà il papà.
Wurstel con patate piacciono ad ogni bimbo no? Si conferma che al piccolo le patate non piacciono ma fortuna (e previdenza mammesca) vuole che dallo zaino spunti fuori un panino avanzato dalla colazione e in qualche modo il pranzo si completa.
Mangiano anche un kiwi a testa e così anche la cacca serale è salva e alla fine sfodero un’arma segreta trovata alla cassa: una barretta kinder! E non solo…. Maxi. Assolutamente da ricordare l’espressione inebetita dei bimbi.

Reintutiamo il bimbo, a cui peraltro sta iniziando a ciondoloare la testa per il sonno, vestizione di tutti e usciti dal rifugio guardate tutti a destra!!! (giacché a sinistra ci sono i gonfiabili cui non possiamo tornare). Non occorre insistere più di tanto per la distrazione perché nel frattempo è salita la nebbia e non si vede nulla né a destra né a sinistra. A memoria ricordo che la cabinovia era a destra e riusciamo a scendere.

In albergo sono necessari quaranta minuti per convincere lei a dormire e sessantacinque per convincere lui.
L’alternativa è che lui diventi isterico entro le sei e quindi non c’è alternativa.
Papà nel frattempo è andato a cercare di barattare il corso collettivo con lezioni individuali e a fare un giro in un negozio.

Quando torna miracolosamente i bimbi si svegliano e andiamo tutti in piscina.
No, la bimba nella sala dei giochi, i maschi in piscina e io in sauna.

In sauna c’è un irsuto signore che indossa il costume nonostante le indicazioni dell’albergo, del resto siamo in Trentino e non in Alto Adige… là avrei trovato uno slavato gigante nudo, qua l’irsuto signore in costume, vabbè.
Per decenza mi metto uno straccetto sulla parte più intima e poi mi sdraio. Nel mettere le mani sotto la nuca mi domando se l’ascella è perfettamente a posto, mi pare ma non ricordo, poi penso che l’irsuto signore forse non ci guarderà.
Dopo un minuto l’irsuto signore ricarica la clessidra, poco arriva un altro tizio.
I due si mettono a chiacchierare
Diamine, sono i miei unici 10 minuti di relax e statevene zitti!
Non so se chiedere loro di tacere oppure sollevare a sorpresa lo straccetto.
Alla fine mi rassegno e non faccio nulla. (Ma penso che il gigante slavato sicuramente sarebbe stato zitto).

Tisana e poi ricongiungimento familiare.

Prima di cena papà usa il telecomando giusto e la TV si accende e ci salva dalla furia di bambino affamato e stanco.
A cena niente cacca, solo un salto di emergenza di sopra perché non si trova la macchinina e non c’è né superman né la chitarra e l’atmosfera rischia di diventare rovente.

Rinuncio a malincuore alla serata di degustazione di grappe.

montagna neve

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