Spartizioni

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Pranzo coi parenti. Sei adulti e due bambini.

Lei ha cinque anni e mezzo e a settembre andrà a scuola.

“Che bello nonna, ci sono le uova di quaglia! Vorrei mangiarne tante!”

“Amore, dovrebbero essere una per ognuno, però contale, così vediamo quante sono”

“Va bene! 1, 2, 3, 4…10. Sono dieci! E noi siamo… 1, 2, 3…8, noi siamo otto. Che bello, io posso mangiarne tre!”

“Ma tesoro… 10… 8…”
“…eh, già…8… 10… 2…”
“dunque… 10… 3… fa 7…”
“però in effetti… se fai…”
“…no, guardate che ha ragione lei…
“…sì, giusto… più 1… cioè meno 1…”

“Sì, sì, giusto! Tu puoi mangiarne tre! Brava!”

lavagna con formule

40

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Oggi compio 40 anni.
Come dovrei sentirmi? In lutto?
Perché?

Forse a 40 anni più un giorno avrò molte più rughe che a 40 anni meno un giorno?
E se avrò più rughe piacerò di meno agli uomini? E quindi, per questo, sarò meno felice?
Oppure con più rughe non potrò più comportarmi da giovane?
E cosa significa “giovane”? Cosa significa “non più giovane”?
Significa che non potrò andare nei locali dei giovani senza sentirmi diversa?
Oppure che non avrò più scuse per non aver affrontato i miei problemi esistenziali?

In effetti ci vuole un discreto impegno per arrivare a 40 anni decentemente.
Ma se ci arrivi decentemente non hai che da guadagnarci.

Perché?
Perché a 20 anni non sai fare un cavolo, mentre a 40 sai fare un sacco di cose.
Perché a 20 anni a volte sei bella ma non ti ci senti, mentre a 40 anni ti senti bella anche se non lo sei.
Perché a 30 anni nel mondo del (mio) lavoro hai due handicap: sei giovane e sei donna, mentre a 40 non sei più giovane e di conseguenza puoi ricominciare a essere donna.
Perché a 20 anni un difetto fisico è una colpa che vuoi nascondere, mentre a 40 sono fatta così e nessuno mi rompa le balle.
Perché a 20 anni cerchi il principe azzurro, mentre a 40 anni (con un po’ di impegno) hai capito che la tua felicità non va messa in mani altrui.
Perché a 30 anni è tutto un “se avessi…”, “se fossi…”, mentre a 40 si fa con quel che si ha.

Torta

Montagna – giorno 3

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Proseguo alla pubblicazione del terzo giorno di montagna. Poi basta, giuro, ché ormai è primavera.

Il terzo giorno riproviamo a spingere la bimba al corso collettivo di sci (già pagato), ma lei proprio non ne vuole sapere, del resto anche oggi la cagano poco… salvo poi accorgersi e tentare di rimediare ma è ormai troppo tardi.

Piuttosto che tirare troppo la corda decidiamo di abbandonare il corso è la maestra sarà la… Mamma.

La fatica fisica è veramente notevole, soprattutto quando devo sostenere il suo corpo morto nei momenti di impasse, ma ben presto mi rendo conto che è ancora più bello che sciare è insegnare alla propria figlia a sciare.
E la bimba, peraltro, è molto contenta di farlo con la mamma. 🙂

Due giri di seggiovia e siamo entrambe da buttare e quindi verso le 10 e 30 si decide serenamente che la giornata sciistica è finita.
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Montagna – giorno 2

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Secondo giorno di montagna. Un pochino più facile del primo.

Durante la notte uno scambio di letti bimba-papà.
Alle quattro e mezza mi sveglio e prego di riaddormentarmi. Ce la faccio e sogno derivate e integrali (per i non addetti: roba complicata dell’università).

Mi sembra di dormire talmente tanto che mi assale il timore che non abbiamo sentito la sveglia e che possiamo arrivare tardi alla prima lezione collettiva della bimba (o molto peggio, che la colazione sia ridotta all’osso).
Premo un pulsante sul cellulare, che mi mostra 6.30.

Dopo pochissimi minuti un lamento “‘è gong?” (=”dov’è la chitarra?”).
Papà gli porta la chitarra, ma subito il bimbo raggiunge con essa il letto della mamma, dove riusciamo ad arrivare alle sette senza svegliare la bimba e permettendo a papà di sonnecchiare ancora.
Io approfitto della relativa quiete per fare coccole al bimbo mentre lui si scaccola.
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Montagna – giorno 1

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Qualche giorno di montagna. Pochi ma in un albergo bene attrezzato per i bimbi.
Un’amica mi dice “rilassati”…

Vorrei sapere cosa accade di chimico nel nostro corpo quando ti svegli alle 5.30 e speri ardentemente di riaddormentarti, che sarà una giornata piena. Quando il bimbo si sveglia che non sono neanche le sette e un po’ ringrazi il cielo che alla fine ti eri riaddormentata e che lui comunque è arrivato a neanche le sette. E quando cerchi di convincerlo a riposare ancora un po’, va bene, anche qui con la mamma, ok pure la chitarra.
E quando invece la bimba devi convincerla ad alzarsi e lui devi rincorrerlo per vestirlo e lei spronarla allo sfinimento affinché si vesta.

E quando cerchi di convincere lei che i cornetti, seppur piccoli, tre sono troppi e mangia un po’ di frutta che ti fa bene e cerchi di convincere lui che i cornetti, seppur piccoli, tre son troppi e basta spalmare lo yogurt sulla fetta di kiwi, no la chitarra dopo perché hai le mani sporche e smettila di metterle dentro lo yogurt e tu finisci la colazione non puoi meditare per mezz’ora dopo ogni boccone, e tu smetti di mettere le mani nello yogurt, ora te lo tolgo, non urlare che c’è gente, te lo ridò ma smettila di far pasticci.
Come signora? Mi capisce perché ha due nipoti di quell’età?
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Albe non chiare

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“Sono già due mattine di seguito che ci sveglia alle cinque e tre quarti per fare la cacca…”
Questo penso, non proprio felice per la coincidenza rilevata, mentre aspetto che finisca di farla.

Lui mi guarda e mi dice “bacio”.
Mi avvicino e imprime il suo umido segno d’affetto sulla mia guancia.

I  bambini sanno cos’è l’istinto di conservazione.

cuore 2

Molto rumore per nulla

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Martedì grasso, torno al pelo dal lavoro per andare ad una festa in maschera coi bimbi.
I costumi li ho già in macchina ma faccio un salto a casa per accendere la lavatrice, così al ritorno dalla festa la stendo.

Incontro la vicina di casa che mi dice che manca l’acqua da qualche ora.
Improperi.
Ritardo la partenza della lavatrice col timer e incrocio le dita.

Creo un gruppo WhatsApp “vicine di casa” per scambiarci informazioni dal fronte.

Vado a prendere il bimbo al nido, chiedo se il termine anticipato del servizio di domani – causa assemblea sindacale – è confermato. Non mi sanno dire niente.
Improperi.

Dopo varie ricerche ed esclusioni di numeri sbagliati, riesco a contattare il pronto intervento guasti e l’operatore mi comunica che l’acqua tornerà in tarda serata verso le 22 o le 23. Penso allo svuotamento di intestini di 4 persone.
Improperi.

Comunico la notizia alle vicine di casa su WhatsApp.
Improperi di gruppo.

Vado a prendere la grande alla materna e il piccolo non ne vuole sapere di scendere dalla macchina.
Improperi.

Alla materna mi confermano che dopodomani la scuola chiude prima – causa assemblea sindacale.
Improperi.
Mando un WhatsApp alla mia vicina di casa per chiederle se dopodomani può prendere anche mia figlia insieme al suo.

Arriviamo alla festa. Provo a fare indossare il bellissimo costume da poliziotto al bimbo piccolo, che non ne vuole sapere.
Qualche improperio, giusto per non perdere il ritmo.

…Chissenefrega, farai senza costume. Mi mangio dei deliziosi dolcetti di Carnevale.

Con WhatsApp la vicina mi conferma che sì, dopodomani può prendere anche mia figlia.

Con un altro WhatsApp dal gruppo arriva la notizia che in realtà l’acqua è già tornata.

La mattina seguente scoprirò che no, all’assemblea del nido non ci va nessuno è dunque il servizio è regolare.

E’ così, non hai certezze, basterebbe solo abituarsi.
perdita acqua