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To sleep or not to sleep

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To sleep or not to sleep…

essere o non essere

D’accordo, era to be or not to be, ma per “essere” bisogna prima di tutto soddisfare i bisogni primari dell’essere umano, tra cui mangiare e dormire.

Il riposo pomeridiano per una mamma che allatta è spesso fondamentale per mantenere condizioni fisiche sufficienti alla produzione del prezioso nutrimento.
Penso al riposo pomeridiano perché è generalmente il più lungo lasso di tempo in cui si può sperare di liberarsi dalle urgenze del bambino, insomma, generalmente dopo pranzo il bimbo dorme a lungo.

Sperare… generalmente… a lungo…

Tipo l’altro giorno? Si addormenta nel suo letto… Quatta quatta vado in camera mia a tentare di fare lo stesso… Dopo 20 minuti si sveglia, lo porto con me, lo riaddormento, dopo un po’ squilla il telefono (è lì accanto a noi perché aspetto la chiamata del gommista, il giorno prima in ritardo ad un appuntamento cui portare anche il pupo, pioggia battente, ho scoperto la gomma a terra).
Niente, è uno che ha sbagliato numero, lo riaddormento (il pupo), rinuncio a dormire…

Ma se rinuncio a dormire generalmente lui dorme beato a lungo…

Che faccio, riprovo a dormire?  No, perché poi lo so che si risveglia… E se provassi a dormire ma facendo finta che non lo faccio? Se facessi come quella che in quel film di serie B degli anni ottanta si disegnava dei finti occhi aperti sulle palpebre?

Nel frattempo, nel dubbio, mi sono mangiata 4 scacchi di cioccolata fondente (bisogni primari dell’uomo… mangiare… dormire…)

Fai la nanna

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E come primo post del blog partiamo da un argomento drammatico, di quelli che fanno divertire i miei amici sadici!

Sto cercando di insegnare al pargolo (5 mesi) ad addormentarsi da solo.
Tolti gli stratagemmi non sostenibili tipo tetta, giro in macchina, colpetti dietro la schiena, ninne nanne, etc, i “metodi” che vanno per la maggiore sono due: “Fate la nanna” del famigerato Estivill e il metodo e.a.s.y del “Linguaggio segreto dei neonati”.

Il primo è venerato e detestato, dice più o meno così: crei un rituale uguale tutte le sere e poi metti a letto il bambino e lo lasci piangere in modo controllato finchè non si addormenta. “Controllato” perchè, mentre ciò avviene, vai in camera sua ad intervalli regolari e gli dici una frasetta rassicurante da dieci secondi, sempre la stessa. Gli intervalli vanno incrementati col passare dei giorni, secondo una precisa tabella riportata nel libro. Prima o poi capitola.
Venerato da chi ce l’ha fatta e si è ritrovato un bimbo che, dormendo bene di notte, di giorno è più sereno. Detestato da chi dopo un’ora e tre quarti di guaiti gliel’ha data su (espressione bolognese che significa rinunciare, direttamente dall’inglese “to give up”), ma non solo.
Con la nostra prima figlia Estivill ha funzionato egregiamente, nel giro di due giorni ha smesso di piangere andando a letto, ha iniziato ad addormentarsi da sola e a dormire tutta la notte. Poi però aspetti il giorno in cui dal suo inconscio quest’esperienza uscirà fuori… Dio ci salvi! 😐
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